Egregio Dr. Falcone,
laddove un cliente,
attraverso la lettura ex post degli addebiti in conto, si rilevino spese ovvero
utilizzi eccessivi in relazione all’attività economica dichiarata – nel caso
stipendiato pubblico di un piccolo Comune – come banca, come ci si deve
comportare? Ci possono essere i presupposti per una Segnalazione di Operazione
sospetta?
Grazie
Da un abbonato al sito web www.forumantiriciclaggio.it/
R I S P O S T A
In proposito, già da qualche tempo è stato lanciato un Alert da parte
della Banca d’Italia.
La banche devono stare più
attente ai movimenti sospetti delle carte di credito e rafforzare i controlli
riguardo a comportamenti “anomali”. È questo il monito lanciato dalla Banca
d’Italia, Unità di informazione finanziaria (Uif). Sembra infatti che le
note carte di credito e quelle prepagate, proprio per la facilità con cui
vengono rilasciate e la versatilità del loro utilizzo, vengano spesso impiegate
per fini illeciti.
Le anomalie più frequentemente riscontrate che l’Autorità segnala
all’attenzione degli operatori sono:
– frequenti ricariche e prelevamenti in contanti;
– operatività più frequente all’estero, con prelevamenti in valuta,
senza altrettanto frequenti operazioni di spending;
– spendite frequenti di importo unitario e cifra tonda;
– utilizzi in sportelli vicini tra loro e di diversi
intermediari, oppure, viceversa, a notevole distanza geografica in ravvicinati
periodi di tempo;
– ricariche (per le prepagate) di una pluralità di carte in maniera
molto frequente, e specie se su punti operativi vicini, specie se su carte
diversamente intestate;
– accrediti e addebiti in sequenze ravvicinate di tempo.
Ne consegue che se l’ammontare delle operazioni a debito risultano
sproporzionate alle potenzialità economiche del cliente, rapportate all’attività
economica esercitata – al pari della movimentazione di denaro contante – non comprendendo
l’origine delle risorse, dovrà valutarsi se procedere ad una Segnalazione di
operazione sospetta.
Cordialità
gf
