Egregio Dr. Falcone,
ho letto su un Vostro sito web della esigenza di un monitoraggio
continuo nei rapporti “da e/o per” i cc.dd. Paesi a rischio.
Può spiegare meglio il meccanismo di controllo?
Grazie
Da un abbonato al sito web www.forumantiriciclaggio.it/ – www.falconeantiriciclaggio.com
R I S P O S T A
Per esperienza diretta, maturata nella mia vecchia veste di
Responsabile antiriciclaggio di un Gruppo bancario, ho avuto la possibilità di
riscontrare la particolare utilità di un apposito “alert di sistema” per
intercettare, in tempo utile, possibili anomalie nei rapporti della clientela con
controparti allocate in Paesi definiti a rischio ovvero non cooperativi.
Trattavasi, sovente, anche di operazioni che non uscivano
nel sistema di rilevazione G.I.AN.O.S. (Generatore Indici di Anomalia
Operazioni Sospette).
Circa l’importanza di seguire con particolare attenzione una
operatività intercorsa con Paesi a rischio, deve essere oggetto di adeguata
informazione a beneficio di tutto il personale che, in un modo o in un altro, è
a contatto con la clientela.
In proposito, per intercettare in modo strutturale tale
tipologia di operatività, bisogna inserire un diagnostico che legge le
registrazioni in AUI, ovvero intercetta tutte le operazioni “da e/o per”
effettuate con controparti allocate in alcuni Paesi contraddistinti attraverso
il rispettivo codice paese di appartenenza.
Tali operazioni, opportunamente intercettate dal
diagnostico, andrebbero ad evidenziare con cadenza periodica (es. ogni 15
giorni) con modalità elettronica e cartacea.
Ottenute queste informazioni, anche a scandaglio e per gli
importi più significativi, si andrà a verificare l’effettivo esercizio di una
determinata attività economica ovvero la documentazione fiscale di
accompagnamento a riprova della effettività della eseguita operazione.
Cordialità
gf

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