Gianos: anomalie lunari!
Quando mi capita di ripensare alle modalità di funzionamento del diagnostico per eccellenza, operativo nel mondo delle banche, non posso che pensare al Gianos – Generatore Indici di Anomalia delle Operazioni Sospette.
Uno strumento informatico di ultima generazione che pure ha subito adattamenti vari nel tempo ma che, a mio avviso, non è mai servito allo scopo, nel senso che non ha mai evidenziato situazioni di rischio in tempo utile per scongiurare ogni sorta di coinvolgimento, anche inconsapevole, in episodi di malaffare.
Nella mia esperienza personale, che ho maturato negli otto anni in cui ho svolto le funzioni di Responsabile aziendale antiriciclaggio in un Gruppo bancario ho inoltrato circa 300 Sos, nessuna delle quali scaturita da un alert del citato diagnostico.
Ricordo che, ogni mese, venivano evidenziate le stesse posizioni, generalmente scaturite da una operatività di denaro contante collegate all’esercizio di attività economiche che, stante alle impostazioni del diagnostico, erano da considerare anomale ma che, nel 99% dei casi, erano giustificate dall’oggetto sociale delle stesse: commercio al dettaglio di prodotti alimentari (supermercati), commercio di carbo – lubrificanti (distributori di benzina), farmacie, bar tabacchi e super enalotto etc..
Insomma, si trattava di falsi positivi, di anomalie solo virtuali che, sulla base di un approfondimento anche approssimativo, venivano correttamente classificate ed escluse da ogni ipotesi o rischio di malaffare.
Se quanto detto appare condivisibile, ancora oggi mi chiedo: a che serve creare tanti falsi positivi sapendo che trattasi di alert non aventi alcun collegamento concreto con la realtà legate a fenomeni corruttivi (consulenze fittizie), cartiere (fatture per operazioni inesistenti), trasferimento di imponibili nelle fatturazioni infragruppo secondo il principio dei vasi comunicanti per alleggerire il carico fiscale e tributario in capo alla Holding, fittizi trasferimenti di patrimoni, frodi fiscali di vario genere etc.
Ammuina istituzionale e funzionale ad un sistema fumoso, lacunoso, pieno di incertezze ed approssimazioni cui nessuno intende porre rimedio o attenzione, con un quadro sanzionatorio stellare che, malgrado tutto, sembra funzionare bene quando si riscontrano sanzioni da trenta milioni ed oltre di euro, per presunte anomalie nell’Adeguata verifica o nel quadro organizzativo nel suo complesso.
Pratica operativa
Al netto delle tante formule operative ipotizzate per scoprire in tempo utile episodi afferenti a transazioni dubbie o sospette di riciclaggio anche con le famose Schede di rischio, continuo a pensare che l’unico modo per facilitare l’azione di contrasto al riciclaggio di operazioni sporco sia “la coerenza delle operazioni poste in essere in relazione all’oggetto sociale dichiarato”.
Per “coerenza”, solo per fare un esempio, dobbiamo intendere l’uso del contante, rifacendoci alle evidenze Gianos delle categorie economiche prima accennate, giustificate in entrata (commercio al dettaglio), anomale in uscita, laddove non si tracciano i pagamenti ai fornitori (bonifici o assegni). Infatti, se un cliente, titolare di un’attività economica al dettaglio, registra una operatività – attiva e passiva – di solo denaro contante, potrebbe sottendere un’attività di copertura laddove, in assenza di trasparenza, non mi consente di comprendere l’origine e la destinazione delle risorse finanziarie.
Se così è, convinto come sono della correttezza di tale modus operandi, bisogna migliorare la formazione del personale di prima linea, per meglio intercettare quella operatività effettivamente anomala, in grado di minacciare la integrità e la reputazione dell’intermediario.
Facendo questo, il Gianos possiamo anche farlo riposare, anzi rimuoverlo definitivamente: scegliete Voi!

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