Qual è  l’importo massimo per poter fare un bonifico da un conto a un altro o tramite  versamento di una somma di denaro in contanti?

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Esiste un limite di importo  massimo per effettuare un bonifico e cosa si rischia se si opera mediante  consegna, al cassiere della banca, di una somma di denaro in contanti superiore all’ammontare di tremila euro (attuale limite all’uso del cash)? Perché il servizio di home banking non mi fa  trasferire il denaro, sul conto del mio fornitore, oltre un certo importo? Qual è la causale più corretta da indicare in caso di  bonifico e che succede, se invece, dimentico di riportarla? A queste ed altre  domande tenteremo di fornire risposta in questo articolo.

Cos’è  il bonifico bancario?

Il bonifico bancario è un sistema di adempimento dell’obbligazione  pecuniaria (ossia dell’obbligo di “dare denaro”): esso ha l’effetto di liberare  immediatamente il debitore dal proprio obbligo nei confronti del creditore, salvo ovviamente il buon fine dell’operazione. In buona sostanza, il debitore  si vale di un intermediario finanziario (una banca o la Posta) per trasferire una somma di denaro sul  conto corrente di un altro soggetto (il creditore) in adempimento di un obbligo  precedente (derivante, per esempio, da un contratto). Di tale trasferimento  rimane sempre una traccia, il che è una doppia garanzia per il  debitore: da un lato, infatti, egli avrà sempre la prova documentale dell’esecuzione della prestazione, prova  che potrà essere utilizzata anche in un’eventuale causa (dopo numerosi anni la banca potrebbe chiedere un rimborso spese per la stampa dei tabulati con le  movimentazioni bancarie); dall’altro lato tale sistema garantisce anche da  eventuali contestazioni del fisco, consentendo la dimostrazione che non ci sono  stati trasferimenti di denaro  in contante, così  violando le norme sulla tracciabilità (di cui parleremo a breve).

Come si  fa un bonifico bancario?

Esistono due metodi per  effettuare un bonifico bancario.

1 – Il primo, e tradizionale, è  quello di portare del denaro  in contanti allo sportello della banca o della Posta e ordinare al dipendente di trasferire la somma sul conto corrente del creditore. Bisognerà, a tal fine, compilare un apposito  modellino e indicare, oltre alle generalità del beneficiario e di colui che  esegue il versamento, anche l’importo, il codice Iban (se il bonifico viene effettuato all’estero è  necessario riportare anche il codice Swift) e, non in  ultimo, la causale del versamento. La causale altro non è che l’indicazione delle motivazioni  per cui avviene il pagamento. Come vedremo a breve, si tratta di un momento  fondamentale dell’operazione, da non sottovalutare. La banca potrebbe chiedere  una commissione a volte anche piuttosto elevata, sicché questo sistema non è  conveniente per importi di modesto valore.

Di norma, il trasferimento del  denaro non avviene nello stesso giorno e tra l’esecuzione della prestazione e  quella in cui avviene l’accredito potrebbero passare più giorni. A riguardo si  distingue tra data contabile e data di valuta:

  • la data contabile è il giorno in cui viene  materialmente eseguita l’operazione
  • la data di valuta è invece il giorno in cui il  beneficiario del bonifico vedrà accreditata materialmente la somma sul  proprio conto e dal quale, quindi, può utilizzare detto importo.

Poiché, come detto, tra la data  contabile e la data di valuta non vi è quasi mai corrispondenza (specie quando  si paga con assegni), chi esegue il pagamento può fornire, al creditore, gli  estremi del cosiddetto CRO o i numeri  identificativi dell’ordine di pagamento alla banca, in tal modo dando la prova  di aver eseguito l’operazione.

2 – Il secondo sistema è quello  di trasferire la somma  dal proprio conto corrente a quello del creditore. Qui non c’è alcun passaggio di denaro in contanti e  tutto avviene telematicamente, con addebito dell’importo sul conto del debitore  e con accredito sul conto del beneficiario.

Anche in questo caso potrebbe non  esservi coincidenza tra la data di valuta e quella contabile.

L’operazione, poi, può essere  eseguita in due modi differenti:

  • recandosi allo sportello della banca  o della Posta e fornendo l’ordine al dipendente;
  • operando direttamente dal proprio  conto corrente online (cosiddetto home banking).

A differenza del precedente  sistema, l’operazione così eseguita non presenta di norma costi o, se previste  commissioni, sono inferiori rispetto all’utilizzo della somma in contanti.

Ci sono  limiti al contante da versare col bonifico?

Un problema che sovente si pone è  quello del limite all’uso del  contante (in inglese: cash) che, come ormai noto, è stato elevato  dalla legge di Stabilità 2016 a 3.000 euro (in precedenza il tetto era 1.000  euro). L’uso del contante potrebbe venire in rilievo nel momento in cui il  bonifico viene effettuato con la prima delle modalità appena descritte, ossia  portando il denaro “fisico” allo sportello e consegnandolo al cassiere per il materiale trasferimento sul conto del beneficiario: che succede se il debitore  presenta una somma maggiore di 3.000 euro e, quindi, superiore al tetto legale?
Il dipendente della banca/posta potrebbe opporsi o chiedere chiarimenti sulla provenienza del denaro? In verità, non esiste alcun limite in tal senso e ben  potrebbe il debitore bonificare un importo anche superiore a 3.000 euro,  portando una somma di denaro superiore al tetto. Anzi, la legge impone i  sistemi di pagamento tracciabili come quello appena descritto.

Non vi è neanche rischio nel  prelevare dal proprio conto corrente una somma superiore a 3.000 euro e poi  consegnarla al cassiere per il bonifico (sebbene l’operazione potrebbe semplicemente essere eseguita con trasferimento da conto a conto). Infatti la  legge non pone limiti neanche al prelievo di denaro dal proprio conto corrente,  visto che l’importo non passa da un soggetto a un altro ma rimane sempre nella  proprietà dello stesso individuo. A riguardo, però, quando si parla di grosse  cifre, lasciare una traccia delle motivazioni del prelievo è certamente  consigliabile (leggi: “Il prelievo dal conto senza indicare il beneficiario è evasione fiscale”).

Esiste  un limite di importo al bonifico bancario

Non esiste un limite di importo  bonificabile: per ciò il debitore può trasferire da proprio conto, a quello del  creditore, qualsiasi importo, senza temere alcun rischio di violazione della  normativa sulla tracciabilità o sull’antiriciclaggio. La legge vieta infatti  solo il trasferimento di denaro  contante e non  quello che viene eseguito tramite strumenti tracciabili come, appunto, il  bonifico o la carta di credito/debito o, in ultimo, l’assegno non trasferibile.

In verità l’unico ostacolo che  potrebbe trovare il correntista, qualora voglia utilizzare l’home banking, è il limite che, in sede di attivazione del  servizio online, potrebbe aver imposto la banca all’importo giornaliero da  bonificare. Il limite varia da contratto a contratto e per rimuoverlo o per  elevarlo, il correntista deve necessariamente rivolgersi al proprio sportello,  recandosi in banca.

Tale tetto viene stabilito a  garanzia dello stesso cliente per evitare che eventuali usi fraudolenti da  parte di criminali informatici possano determinare danni consistenti:
emblematico è il caso del
phishing, situazione in cui l’utente viene  invitato, attraverso una mail, a inserire la propria username e password su una  pagina del tutto identica a quella della propria banca, mentre invece è solo un  fake realizzato dall’hacker.

La  causale per il bonifico bancario

Non bisogna sottovalutare  l’importanza della causale del bonifico. Questa non serve solo come semplice  “promemoria” per debitore e creditore, ma serve a due funzioni:

  • individuare con  precisione il debito che viene estinto con quello specifico pagamento. Si pensi all’ipotesi  in cui, tra debitore e creditore, vi siano più rapporti di dare/avere come  nel caso di contratti di fornitura del gas o dell’energia elettrica: qui
    l’indicazione della causale (ad esempio, la fattura) consente al  debitore di identificare quale debito viene adempiuto e, quindi, deve  ritenersi estinto. Se, ad esempio, sono in contestazione alcuni importi,  il debitore potrà specificare quali intende pagare e quali no. Se tale indicazione  dovesse mancare, e si dovesse rimanere nell’incertezza del credito a cui  riferire il versamento, si applicherebbero le regole generali del codice
    civile che danno priorità – in ordine – al debito più antico, a quello
    meno garantito, ecc.
    (leggi: “A quale debito si considera riferito il pagamento?”);
  • a garantirsi da eventuali  contestazioni dell’Agenzia  delle Entrate: la causale del bonifico, in determinati  casi, è fondamentale per evitare accertamenti  fiscali.

Abbiamo elencato alcune delle  causali più ricorrenti in caso di bonifico bancario nelle guide: “La causale per ogni bonifico bancario” e “La causale per la donazione o prestito tra parenti“.

 

Fonte: laleggepertutti.it

 


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