ANTIRICICLAGGIO: Riflessione ad alta voce!

 

Dopo circa trent’anni nella Guardia di finanza, lasciando volontariamente il Corpo, mi sono occupato per ulteriori otto anni quale Responsabile Aziendale Antiriciclaggio di un Gruppo bancario.

Da quasi venti anni, gestisco un sito web dove promuovo la sintesi della mia esperienza specificatamente maturata nel settore della lotta alla criminalità e, in  particolar modo alle Tecniche di contrasto al riciclaggio di denaro sporco, cercando di aiutare l’Operatore finanziario, il Professionista – legale o contabile – o qualunque altro Soggetto tenuto alla c.d. “collaborazione attiva”, per non incorrere nel pagamento di pesanti sanzioni amministrative ovvero danni di ordine reputazionale [1].

Malgrado la presenza costante, quotidiana, spesso prolungata, addirittura per ore intere sul mio sito web, da parte dei più importanti istituti di credito nazionali od esteri operanti nel nostro Paese, nel tentativo di aprire articoli riguardanti tematiche dell’antiriciclaggio o della governance d’impresa, gli stessi istituti, opportunamente contattati dallo scrivente per una eventuale collaborazione, non mostrano alcun interesse.

Premessa la libera scelta, attraverso qualche esempio di cronaca giudiziaria, vorrei sottolineare l’incauto modus operandi del nostro sistema creditizio che in qualche misura, oltre che confermare quanto appena enunciato, evidenzia una chiara miopia elevata a sistema che certamente non aiuta
né i rispettivi interessi economici e men che mai la serenità lavorativa e professionale dei propri dipendenti.

a. RISCHI DI CREDITO & RICICLAGGIO: Inadeguata verifica della clientela![2]

Quando la Banca eroga un finanziamento, non deve limitarsi come ha fatto fino ad ora, a valutare soltanto l’aspetto relativo alla solvibilità del cliente ma al contrario, dovrà integrare queste informazioni sotto il profilo soggettivo del cliente in ordine alle sue potenzialità economiche ed alla sua onorabilità.

Se non fa questo, la stessa Banca rischia, come in questo e tanti altri casi in passato di non vedersi riconosciuta quella invocata “buona fede del terzo” in conseguenza dell’intervento della magistratura [1].

Emblematico il caso di talune banche che senza alcuna valutazione critica circa l’onorabilità di clienti affini o facenti parte di cosche criminali, hanno erogato ingenti risorse per l’acquisto di immobili di pregio [2].

La giurisprudenza di legittimità più recente sembra orientata ad interpretazioni molto più restrittive che in passato, adducendo nelle sentenze il “difetto di buona fede” nei confronti del sistema creditizio [3].

La morale che si trae da questo tipo di vicende è che necessita una costante e continua intesa ……………………………………… c o n t i n u a ———– a r t i
c o l o i n c a l c e

b. FALSE FATTURAZIONI & RICICLAGGIO: Coinvolgimento della banca e del professionista[3]

 Apprendo dagli organi di stampa di una ingente evasione fiscale posta in essere da grandi catene commerciali di distribuzione alimentare – Esselunga, Conad – attraverso l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti emesse da varie cooperative di servizi operanti nel settore del facchinaggio.

Il sistema di frode, collaudato da tempo in tanti altri settori dell’economia nazionale, ha consistito nel creare cooperative cartiere, aventi il compito di
emettere i documenti fiscali che, pur senza versare l’Iva all’erario in quanto evasori totali, hanno consentito per anni a questi grandi clienti la
possibilità di detrarsi l’imposta in danno dell’Amministrazione finanziaria totalizzando una frode di oltre trenta milioni di euro.

Oltre ai familiari più stretti dell’imprenditore (moglie e figlie) – definito il re delle cooperative – sono stati arrestati alcuni professionisti che, data la
mole dell’evasione non potevano mancare, oltre che un Funzionario di una importante Banca, indagato per aver omesso importanti controlli ai fini
dell’applicazione della normativa antiriciclaggio.

Ecco, siamo alle solite!

Cosa deve fare una Banca in presenza di una operatività di tal fatta per evitare il coinvolgimento – anche inconsapevole – in fatti ed episodi di riciclaggio di denaro sporco generati da una frode fiscale caratterizzata da fatture per operazioni inesistenti?

L’esperienza degli altri, soprattutto quella negativa, può e deve rappresentare una circostanza per una comune riflessione capace di scongiurare incidenti di percorso della specie.

Ne parlo spesso, in tema di Formazione antiriciclaggio di Riciclaggio da evasione fiscale, anche avuto riguardo agli Alert dell’Intermediario o professionista, ma soprattutto in tema di Adeguata verifica della clientela [1][2][3][4]

L’uomo avvisato è mezzo salvato!

c. INDAGINI GIUDIZIARIE & DEMERITO CREDITIZIO Quando la banca si sostituisce al giudice naturale

“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.”2° comma, articolo 27 Costituzione.

Voglio introdurre il tema di oggi partendo da una fondamentale garanzia di rango costituzionale per affermare che, ahimè, sovente, il merito creditizio
viene revocato o comunque compromesso da una semplice indagine giudiziaria.

Da sempre sappiamo che il “fido bancario”, per un imprenditore, costituisce, insieme al capitale proprio, una delle principali fonti di finanziamento quale indispensabile supporto per l’acquisto di fattori produttivi (impianti, automezzi, materie prime etc.). E’ altresì noto che gli affidamenti concessi
dal sistema creditizio ad un’attività imprenditoriale vengono commisurati ad una serie di motivazioni strettamente connesse tanto alla natura dell’impresa (finalità e oggetto sociale) che alla moralità degli amministratori, ovvero alla consistenza patrimoniale desumibile dalle informazioni di bilancio.
Spesso, in presenza di eccessivi rischi di solvibilità, per la concessione del fido giungono in soccorso garanzie di terzi estranei all’impresa, considerate
indispensabili per ridurre significativamente il rischio del credito da parte delle banche, consentendole di rientrare con relativa facilità, nel caso di una
errata e/o troppo generosa valutazione del cliente. 

Il “fido bancario” può assumere variegate formule; si va dallo smobilizzo crediti (sconto cambiali, anticipazioni su fatture attive) ai prestiti
bancari 
(apertura di credito in conto corrente, anticipazioni in conto su titoli merci), ai crediti di firma (impegno verso terzi al pagamento di una cambiale tratta o a rilasciare lettere di credito).

Dopo svariati anni di reciproca soddisfazione, allorquando l’azienda e per essa l’imprenditore raggiunge lusinghieri traguardi commerciali in termini di know-how e di fatturato complessivo, in modo del tutto inatteso, può arrivare una inchiesta dell’Autorità giudiziaria o, addirittura, una misura cautelare in danno del cliente affidato.

In tali situazioni, per quanto eccezionali, dobbiamo partire dal basilare concetto che l’avvio di una inchiesta penale giudiziaria, non significa una sicura condanna né una morte civile ancor prima di qualunque sentenza di un organo giudicante.
Capita tuttavia che, in situazioni simili, l’imprenditore venga “invitato” da parte della banca e per esigenze di auto tutela, a rientrare dagli affidamenti erogati con particolare celerità.

Tali provvedimenti, assunti nella immediatezza della vicenda giudiziaria, possono provocare nella vita dell’impresa, effetti dannosi irreversibili di tale entità da provocarne il dissesto definitivo e quindi infliggere anzitempo una condanna ben superiore a qualunque giudizio processuale.

Personalmente, mi è capitato di scorgere in questi atteggiamenti, una gestione superficiale e ipocrita che, se da un lato non aiuta l’attività investigativa della magistratura, dall’altro interferisce con modalità impropria in una corretta dinamica imprenditoriale.

A mio avviso, invece, in presenza di una indagine giudiziaria ed indipendentemente dalle ipotesi accusatorie, nessun allarmismo parrebbe giustificarsi a condizione che:

1.il “fido bancario” sia stato concesso sulla base di una valutazione attenta, ponderata e costruttiva nel rispetto della normativa vigente(1);

2.il cliente non ha mai dato luogo a rilievi, per trasparenza nella condotta, per la puntuale osservanza delle regole contrattuali ed etica professionale, pur nell’ambito dei rispettivi ruoli e funzioni;

3.l’analisi dei rapporti in essere, avuto riguardo alla operatività nel loro complesso, abbia sempre risposto alla tipologia e natura dell’attività imprenditoriale (modalità di alimentazione e/o di addebito dei conti correnti gestiti coerentemente all’attività economica esercitata, emolumenti ai dipendenti, pagamento imposte e tasse etc.);

4.i costi sostenuti ovvero i ricavi conseguiti, risultino strumentali all’esercizio della riferita e dichiarata attività economica.

Se ho esercitato nel tempo questa funzione di attento osservatore dei rapporti, ancora meno si comprenderebbe qualunque atteggiamento di chiusura se non di aperta ostilità in danno del malcapitato cliente incappato nelle infernali maglie della giustizia.

Per concludere, in situazioni della specie descritta, ben venga una maggiore prudenza e ponderazione nella misura in cui la stessa possa servire ad
accertare il corretto utilizzo degli “affidamenti”, secondo le reali esigenze e finalità aziendali, onde allontanare utilizzi impropri delle provviste (appropriazioni indebite, malversazioni, bancarotte preferenziali etc.).

La serenità di un cittadino o, in particolare di un imprenditore, non può e non deve essere compromessa da una “informazione di garanzia”, ancor prima del processo penale, notoriamente considerato da illustri giuristi, quale luogo concepito per i galantuomini, riservando ai soli e veri delinquenti le sanzioni del codice penale(2)(3).

Conclusioni

Questa riflessione, a mio avviso tanto più opportuna per le criticità emerse in questo periodo storico del nostro Paese, proprio nella gestione del mondo bancario, ha lo scopo di sensibilizzare il sistema a rivedere qualcosa nel loro sistema formativo ed organizzativo interno, tanto per garantire una maggiore sostenibilità patrimoniale (riducendo  le sofferenze), ma soprattutto fornire i propri dipendenti di quel necessario bagaglio culturale per affrontare serenamente le sfide della criminalità organizzata e non solo.

Buon lavoro a tutti!