Antiriciclaggio: Prelievo in contanti dello stipendio o della pensione
Ho appreso che è uso comune ed abbastanza frequente inoltrare una Segnalazione di operazione sospetta quando un cliente – privato consumatore e quindi lavoratore dipendente o pensionato con una sola fonte di reddito – si presenta in banca prelevando l’intera provvista.
Trattasi di un modus operandi che va assolutamente scongiurato e stigmatizzato, posto che non risponde in alcun modo ai rigori della norma e agli obblighi di “collaborazione attiva” che ciascun soggetto obbligato è tenuto ad osservare – in primis banca o professionista.
E’ una condotta anomala che va assolutamente censurata.
Nel ribadire ancora una volta che la nostra attenzione deve riguardare l’origine della provvista (provenienza) e da questa, al termine di una mirata ed oggettiva valutazione, laddove si trovano sufficenti e concrete anomalie, arrivare a concludere per l’inoltro di una Sos.
Nello specifico, lo stipendio derivante da un rapporto di lavoro dipendente – documentabile con una busta paga – ovvero il cedolino della pensione per soggetti in quiescenza, sono elementi sufficienti per attribuire un’assoluta regolarità alla provenienza della provvista.
Prelievo di contante
L’unico obbligo, mermente deontologico in capo al soggetto obbligato – banca nel nostro caso – consiste nell’informare il cliente circa il corretto trasferimento della provvista fra soggetti diversi e che quindi, pagamenti per contanti, non possono superare la somma di 4.999,99 euro. Superando tale soglia, si va incontro a sanzioni amministrative per ambo i contraenti l’operazione (cedente ed accettante), in base al precetto contenuto nell’articolo 49 del d.lgs 231/07.
Pertanto, quando parliamo di conti correnti intestati a soggetti diversi da società ed imprenditori, non esiste alcun limite al prelievo di contanti dal conto. Contrariamente a quanto si ritiene, un disoccupato, uno studente, un pensionato, un lavoratore dipendente, un artigiano, un professionista può prelevare quanto vuole dal proprio conto corrente senza violare alcuna norma e senza che ciò possa essere considerato una violazione della normativa sull’antiriciclaggio.
Quando esiste il limite di mille euro ai prelievi di contanti
I controlli sui prelievi, che come abbiamo visto non sussistono per la generalità dei contribuenti, sono invece previsti per imprenditori e società. Per questi ultimi esiste il tetto di 1.000 euro giornalieri e comunque di 5.000 euro mensili. Al di sotto di questi importi non si rischia nulla; superato invece tale tetto, l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiedere la dimostrazione circa la destinazione della somma e, in caso di assenza di prove, avvia il recupero a tassazione del denaro che si presume destinato a investimenti in nero.


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