Sos ad horas: Estinzione rapporti ad indagini in corso
I delegati istituzionali nella lotta alla camorra di Napoli (Ros, Gico, Dia, Criminalpol), nel corso di una giornata di formazione in materia di lotta al riciclaggio di denaro sporco, mi chiesero: “Dr Falcone, ci può spiegare le ragioni per le quali, quando arriviamo in banca per assalire il patrimonio mobiliare dei camorristi sui quali stiamo indagando da mesi, troviamo sempre i conti in rosso o addirittura estinti?”. https://www.forumantiriciclaggio.it/antiriciclaggio__una_storia/
R I S P O S T A
L’intero dispositivo di contrasto ruota su questo concetto, apparentemente scontato, sottovalutato dai soggetti obbligati, ma che rappresenta a mio avviso il fulcro con il quale l’Istituzione si pone nella lotta alla criminalità organizzata o al malaffare in genere.
Cerchiamo di fare chiarezza!
Se io soggetto obbligato, in un modo o nell’altro – notifica accertamenti bancari da parte della Polizia giudiziaria, rumors di stampa, confidenze dello stesso cliente – vengo a conoscenza della esistenza di una indagine in corso da parte della Procura della Repubblica riguardante il cliente medesimo, devo stare in campana.
Cosa deve significare questo?
Deve significare che se il medesimo cliente, i figli conviventi o la di lui consorte, si presentano in banca per estinguere i rapporti ovvero prelevare in denaro contante o valori assimilati (pensiamo agli assegni circolari) l’intera disponibilità custodita sui rapporti di conto corrente, libretti di deposito, dossier titoli, polizze o quant’altro, devo far scattare taluni alert con la massima tempestività. In questi casi l’atteggiamento del cliente è finalizzato a far scomparire la provvista temendo che la magistratura, al termine delle indagine di polizia giudiziaria, possa sequestrare l’intero malloppo in vista di una successiva confisca.
Per fare una esempio scolastico, di cui la cronaca nazionale recente ha dato ampio risalto, possiamo riferirci alla vicenda del sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Genova e riguardante i 49 milioni di euro del partito politico (Lega Nord) nel settembre 2015, con la indagine in corso nei confronti dei vecchi amministratori (Bossi & Belsito), accusati di truffa aggravata ai danni della Pubblica amministrazione.
Procedura corretta di “collaborazione attiva”
In primis dirò al cliente di ripassare onde consentirmi di approvvigionarmi della provvista necessaria (contante reale) e, immediatamente dopo, all’uscita del cliente, attivare il Responsabile aziendale antiriciclaggio per procedere ad una “Segnalazione di operazione sospetta” ad horas, immediatamente.
Stamattina non invento nulla di nuovo se non ripetere quanto è codificato nel Decalogo della Banca d’Italia – edizione 2001 – che testualmente recita: “Massima tempestività nella segnalazione è assicurata ove l’operazione preveda il rilascio al cliente di contante o valori assimilabili, per significativo ammontare, soprattutto se la medesima è effettuata da soggetti sottoposti a indagini penali o a misure patrimoniali di prevenzione ovvero da soggetti agli stessi collegati.[1]
In questi casi, l’attenzione deve essere massima onde non trovarci nella difficoltà di dover rispondere agli Operatori di polizia che dicono che, quando ci sono le indagini sui camorristi, I SOLDI SCAPPANO.
Per il futuro, insieme, cerchiamo di non farli scappare!!!
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[1] Decalogo Banca d’Italia – Edizione 2001 – Istruzioni operative per l’individuazione di operazioni sospette – Punto 4.3

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